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La basilica di San Lorenzo Maggiore, la più antica chiesa francescana di Napoli, fu fondata nel 1270 da Carlo I d'Angiò in quello che già da diversi secoli era il cuore topografico e sociale della città: la fabbrica angioina sorse infatti sull'area di una chiesa paleocristiana del VI secolo e del precedente macellum di epoca romana.


L'interno, a croce latina, presenta nella zona del coro il più esclusivo gotico francese, trasfuso nella splendida abside poligonale circondata da un deambulatorio con nove cappelle radiali, opera di architetti e di maestranze d'oltralpe. Il transetto e l'ampia navata, fiancheggiata da cappelle, rivelano invece nello sviluppo delle superfici murarie, nella compattezza dello spazio e nel sistema di copertura a capriate lignee l'affermarsi di un gotico italianizzato, in cui le suggestioni dell'architettura classica e di quella romanica esercitavano ancora una certa influenza.

MODIFICHE E RESTAURI
Nei secoli successivi la chiesa è stata più volte ristrutturata e modificata fino a perdere quasi del tutto l'aspetto originario, nascosto da pesanti sovrastrutture barocche. A cavallo tra gli anni '20 e gli anni '30 del Novecento, un complesso intervento di restauro ha riportato quasi tutta la basilica alle originarie forme medievali, salvaguardando tuttavia le più significative testimonianze artistiche realizzatevi tra il XV ed il XVIII secolo, tra cui il sepolcro di Ludovico Aldomorisco, opera di Antonio Baboccio da Piperno del 1421, l'altare maggiore di Giovanni da Nola, eseguito intorno al 1530, la cappella Cacace, che custodisce le sculture di Andrea Bolgi del 1653 e la Madonna del Rosario di Massimo Stanzione, ed il cappellone di Sant'Antonio da Padova, dove si possono ammirare due tele di Mattia Preti. Questi ultimi due ambienti conservano intatto il ricco rivestimento parietale in marmi policromi commessi realizzato da Cosimo Fanzago. Da ricordare ancora la facciata, ricostruita nel 1743 da Ferdinando Sanfelice inglobando il portale marmoreo trecentesco e gli antichi battenti in legno.

DIPINTI E SCULTURE
Alcuni celebri dipinti realizzati un tempo per la chiesa sono oggi conservati presso il Museo Nazionale di Capodimonte: si tratta della tavola di Simone Martini del 1317 con San Ludovico da Tolosa , che dopo aver rinunziato al trono del padre Carlo II d'Angiò fu ordinato sacerdote proprio nella basilica laurenziana, e degli scomparti centrali del polittico di Colantonio, maestro di Antonello da Messina, raffiguranti San Francesco che dona la regola agli ordini francescani e San Girolamo nello studio.


In questa chiesa, prima che fosse ultimata la costruzione di quella di Santa Chiara, hanno trovato sepoltura alcuni membri della dinastia angioina tra cui Caterina d'Austria, prima moglie del duca Carlo di Calabria. Il monumento funebre della nobildonna documenta, verso il 1323-1325, la prima attività napoletana dello scultore senese Tino di Camaino.
Lungo la fiancata destra del sacro edificio si sviluppano gli ambienti conventuali articolati intorno al chiostro, da dove si può accedere sia all'area degli scavi archeologici, sia alla Sala Capitolare e al Refettorio, entrambi affrescati da Luigi Rodriguez nei primi anni del Seicento. Il Refettorio, in particolare, ospitò dalla metà del Quattrocento le riunioni dei Parlamenti Generali del Regno e dei Seggi cittadini, le antiche circoscrizioni in cui Napoli era suddivisa, ricordate dai rispettivi stemmi collocati sul portale d'ingresso del complesso monastico; qui, inoltre, nel 1535 Carlo V promulgò i Privilegi per la Città e il Regno e, nel 1799, il generale francese Championnet proclamò la nascita della Repubblica Partenopea.
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