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Associazione C.R.E.S.O.
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La ricerca simbolica – approfondita nell’ambito degli studi di Filosofia politica – è promossa in Italia, ormai da circa un trentennio (i primi convegni tematici furono avviati dall’allora Istituto di Studi Politologici dell’Università di Messina a partire dal 1989), da un gruppo di studiosi che, sotto la guida di Giulio Maria Chiodi, si propone, attraverso un approccio inter e prluridisciplinare, di approfondire la natura, le forme e le dinamiche della dimensione simbolica.


Accanto al nucleo originario messinese, che oggi continua la sua attività attraverso il Centro europeo di studi su mito e simbolo, le attività di studio e di ricerca hanno poi trovato un ulteriore punti di riferimento nell’Università dell’Insubria con la nascita del Centro speciale sulla simbolica politica e delle forme culturali (www.symbolicum.org) e nella Seconda Università degli Studi di Napoli grazie all’istituzione di un gruppo di ricerca sulla simbolica politica e giuridica presso la Facoltà di Studi Politici.

Il C.R.E.S.O. (Centro di Ricerca sull’Ermeneutica Simbolica dell’Opera d’arte) intende invece orientare gli studi di simbolica nella prospettiva dell’ermeneutica dell’arte, per una lettura diversa e pluriversa del nostro patrimonio storico-artistico, in linea di continuità, tra l’altro con una serie di iniziative promosse in questi anni dall’Istituto Politeia (www.istitutopoliteia.it) e orientate ad una fruizione “culturalmente elevata” dei beni culturali. In quest’ottica, il bene culturale potenzia la sua capacità di divenire volano di sviluppo per il territorio su cui insiste anche attraverso una pratica manageriale che, non derivata dalla semplicistica trasposizione di formule gestionali proprie della tradizione organizzativa industriale, sappia creare le condizioni per una valorizzazione non riduttiva dell’esperienza artistica ed estetica.
Una tale possibilità dipende, ovviamente, anche dal modo in cui l’attività manageriale saprà farsi fecondare dalla straordinaria e tenace irriducibilità della sensibilità umanistica, capace di produrre immediate conseguenze sui processi gestionali che sostengono la fruizione dell’arte e della cultura, generando pratiche di valorizzazione improntate alla differenziazione e al personale accrescimento, prodotti e conseguenze di un management – espresso in chiave educativa – che si pone, così, l’obiettivo di favorire la generazione di discontinuità, lo sviluppo di uno spirito critico e l’elaborazione di sensi e significati alla nostra cittadinanza.
Con ciò superando – anche attraverso la valorizzazione della dimensione ermeneutico-simbolica – la vacuità, la standardizzazione e la serialità di molti processi di pseudofruizione che, pur fagocitando enormi risorse nella realizzazione effimera di “grandi eventi”, finiscono per tradire il significato più autentico di tanti beni culturali, magari attraverso l’esaltazione di una retorica economico-aziendalista (che – com’è noto – fa leva sui numeri e non sui valori, sulla quantità e non sulla qualità) prodotto e conseguenza di sterili processi di massificazione della cultura. La prospettiva ermeneutico-simbolica, irriducibile per definizione a qualsiasi schema metodologico e/o ideologico preconcetto, implica, invece, la personale appropriazione e rielaborazione, da parte di un soggetto fruitore, del percorso culturale nel quale si trova inserito. Ciò, ovviamente presuppone, da un lato, la sopravvivenza del soggetto (capace di evitare la sua dissolvenza nella dimensione ideologica che cerca di determinarlo) e, dall’altro, un’inversione del rapporto tra soggetto e oggetto, fruitore e opera d’arte, con una maggiore, decisa attenzione allo sviluppo delle capacità ermeneutiche del primo sulla seconda (magari attraverso il superamento – anche in sede universitaria – della rigida segmentazione dei saperi circoscritti in territori disciplinari gelosamente perimetrati e custoditi).

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