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Quadreria
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Stemmi e Lapidi
Palatucci e Brancaccio
La Quadreria Brancacciana proviene dalla Sacrestia della chiesa di Sant’Angelo a Nilo. L’edificio sacro fu fondato nel 1385 dal cardinale Rinaldo Brancaccio e, ab initio, fu concepito come cappella di famiglia dell’adiacente palazzo nobiliare.

I dipinti si trovavano in sacrestia almeno dalla metà del XIX secolo: è quanto emerge da un acquerello di Achille Vianelli del 1860 illustrante, appunto, l’interno del sacro ambiente. E’ tuttavia ipotizzabile che le tele in questione originariamente fossero esposte non in Sacrestia ma nell’anticamera di palazzo Brancaccio. Tradizionalmente, infatti, il luogo deputato all’esposizione dei ritratti di famiglia era l’anticamera del palazzo gentilizio: ambiente di attesa che precedeva le stanze destinate alla vita privata, l’anticamera era per antonomasia luogo di autoesaltazione e di autocelebrazione del casato che, attraverso la raffigurazione dei suoi più noti esponenti, mirava alla costruzione della propria memoria ed alla conferma della sua “continuità nella qualità”.
Il palazzo era situato nelle immediate vicinanze di Sant’Angelo a Nilo: ancora oggi, una porticina sul lato della destro della chiesa immette infatti nel luminoso e raccolto cortile del palazzo, il cui portale durazzesco, sormontato dallo stemma del casato con le insegne cardinalizie (il galero da cui a mo' di soggolo pendono le nappe) è ancora visibile. Allo stato attuale non è stato possibile appurare quando la quadreria fu trasferita dal palazzo nobiliare alla Sacrestia.

Lo spostamento dei dipinti dalla chiesa alla biblioteca “fra Landolfo Caracciolo” del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore avvenne invece nel 2001 ad opera di P. Bernardino Fiore o.f.m. conv. I Frati Minori Conventuali, infatti, erano entrati in possesso della quadreria alla fine degli anni ’50, quando il principe Marcantonio ed il Marchese Giuseppe Talamo Atenolfi, suo cugino, donarono all’Ordine la chiesa di Sant’Angelo a Nilo e tutto quanto vi era in essa custodito.
La decisione di destinare la quadreria alle pareti della biblioteca "Fra Landolfo Caracciolo" scaturì dalla volontà di sottolineare il legame intercorrente tra i Brancaccio e la biblioteca intesa come istituzione: ad essi si deve infatti la fondazione a Napoli della prima biblioteca aperta al pubblico. L’iniziativa è da ricondurre al cardinale Francesco Maria (1592-1675) che a Roma aveva dato vita ad una biblioteca privata di oltre 20000 volumi; alla sua morte, il cardinale lasciò per via testamentaria la sua raccolta alla chiesa di Sant’Angelo a Nilo, incaricando il nipote Stefano dell’apertura di una biblioteca di pubblica utilità.
A concretizzare il desiderio del cardinale fu un altro nipote, Giovan Battista, che pensò bene di dotare la nuova istituzione di una rendita annua per il suo funzionamento. La biblioteca è ancora oggi funzionante come sezione distaccata della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli.
La Quadreria si compone di 12 dipinti, di differenti dimensioni e di diversi autori, databili tra il XVII ed il XVIII secolo: vi sono ritratti di insigni esponenti del nobile casato partenopeo, tra cui condottieri, religiosi e Santa Candida, presunta progenitrice della famiglia.
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