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Stemmi e Lapidi
PRESENTAZIONE
STEMMI
LAPIDI
Palatucci e Brancaccio
La sala custodisce alcuni reperti marmorei, differenti per periodo esecutivo, finalità e dimensioni, provenienti dalla chiesa di San Lorenzo Maggiore. Si tratta di stemmi gentilizi, del frammento di un monumento sepolcrale, di cinque lapidi e di due medaglioni commemorativi.

Per gli stemmi, databili tra il XVI ed il XVII secolo, si può supporre che la loro funzione originaria fosse quella di evidenziare il patronato esercitato dalle famiglie aristocratiche sulle cappelle della chiesa francescana, dove è quindi probabile che fossero collocati in corrispondenza della chiave di volta dell'arco d'ingresso delle medesime cappelle. Le fonti, difatti, attestano che le compagini familiari in questione erano tutte legate alla chiesa laurenziana, dove sono ancora visibili monumenti funebri o lastre sepolcrali terragne recanti le armi dei suddetti casati.

Le lapidi furono eseguite tra il XVI e il XIX secolo per esaltare la figura e mantenere vivo il ricordo di alcuni esponenti dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali. Tutti questi personaggi intrecciarono in vario modo le proprie vicende con quelle del complesso francescano, fatta eccezione per il papa Clemente XIV che non fu mai nel monastero di San Lorenzo Maggiore.

Il rilievo con l'effigie di San Pietro è invece quanto sopravvive della lastra frontale di un sarcofago del XIV secolo, quasi sicuramente ridotto in forma frammentaria verso la metà del seicento: in concomitanza con i lavori di ristrutturazione della chiesa avviati dal padre superiore Ilario de' Rossi, e portati avanti dai suoi successori Francesco Maria Amodei e Andrea Napodana, molti monumenti funebri furono infatti smembrati. Questo ed altri frammenti furono probabilmente spostati in alcuni annessi conventuali nel 1771, a seguito dell'intervento di restauro guidato da Cosimo Vetromile.

Negli anni '20 le lapidi e gli stemmi furono spostati dalla chiesa al chiostro: nel 1924, a cura della Real Soprintendenza per l'Arte Medievale e Moderna, furono avviati radicali interventi di consolidamento e di recupero strutturale, progettati e diretti dal Soprintendente Gino Chierici che intese ripristinare le originarie forme gotiche della struttura chiesastica. In occasione di questo restyling purista, molti manufatti non propriamente gotici furono trasferiti nel chiostro. Questa sistemazione rimase inalterata almeno fino al 1980, come confermato dalle schede di catalogo realizzate in quell'anno dall'allora Soprintendenza alle Gallerie di Napoli, stando alle quali gli stemmi e le lapidi erano addossate alle pareti claustrali, il frammento con San Pietro si trovava nella Sala Capitolare e i ritratti clipeati di Sisto V e di Clemente XIV erano collocati nel vestibolo dell'ex Refettorio. Per ragioni conservative, il tutto fu poi trasportato nell'attuale ambiente e fu successivamente sottoposto ad un intervento di pulitura, eseguito dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, mirante al recupero della piena leggibilità del testo scultoreo.

Nella sala, infine, è anche esposta un'iscrizione che celebra la figura del papa Sisto V, fatta realizzare dalla comunità laurenziana nel 1987 nella ricorrenza del 50° anniversario del suo ritorno nel complesso monastico, da dove era stata espulsa con Regio Decreto nel 1866.
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